mercoledì 13 luglio 2011

Giorno Undicesimo

Le Argonautiche
 di Apollonio Bodyo

In quel mentre i fedeli del re Eeta
si radunarono armati in assemblea ed erano tanti
quante sono le onde del mare in tempesta,
agitato dal vento, o quante sono le foglie
che cadono in autunno, e chi potrebbe contarle?
Questi guerrieri,
più rapidi degli eroi,
che passarono al largo dal capo di Foppe
occuparono, con grandi grida
di guerra, le rive del fiume, aspettandoli.
Eeta, sopra il suo carro,
spiccava fra tutti per i cavalli, dono del Sole,
veloci come un soffio di vento.
Ma già la Argo, spinta da gambe robuste
e dalla discesa del grande pendio,
faceva dietrofront, soggiungendo da dietro.
Il re, colpito dall'aspra sventura, levò al cielo le braccia,
Ma Medea riprenda il proprio amato
"E se a te così piace, non te lo impedisco,
uccidi, e dopo attacca battaglia con le genti di Colchide".
Gli Argonauti ordirono alloro un grande inganno
contro Eeta; gli offrirono molti doni ospitali
e tra essi anche la i sacri cristalli alpini
di cui i prodi andarono in cerca quel pomeriggio
tra le scoscese rocce della valle, per attirarlo nella trappola
e liberarsi di lui una volta per sempre.

Tosto su di loro discese
la Notte pacificatrice, ed addormentava tutta la terra,
ora che il Vello era in loro possesso.

martedì 12 luglio 2011

Giorno Decimo

Le Argonautiche
 di Apollonio Bodyo
La nave correva, spinta dai remi quella mattina,
avevano fretta di portarla fuori del fiume
per raggiungere la propria salvezza.
“Penso che dobbiamo imbarcarci subito, mentre è ancor l’alba,
e procedere a piedi, in alta quota
all'opposto di dove i nemici sorvegliano.
Tra poco quando sapranno ogni cosa,
non credo che si troveranno concordi,
nell’impresa che abbiamo compiuto.” si dissero quella notte.
 Lungo era il viaggio che li attendeva,
per sfuggire dal re Eea e allora partirono, gli eroi greci,
pronti a tutto pur di portare il Vello a Iolco.
La giornata era propizia, gli dei non badavano a loro,
persino Posidone*, da sempre molto avverso,
rimase occupato quel giorno
e non una sola goccia cadde sulle loro vesti.
Videro le montagne, e le vaste rive del fiume
e la piana, e le profonde correnti del Ticino,
e passarono oltre, camminando di mattina e poi ancora
durante il pomeriggio, senza vento, infaticabili.
Più avanti, sporge dal continente il grande gomito,
e si innalzano le vette, in un luogo tranquillo
posto al di sotto del capo di Foppe,
dopo avere attraversato una vasta pianura
si accamparono gli Argonauti in attesa del nuovo giorno.
*  Quella mattina Zeus alla vista del fratello
lo svegliò con le proprie risa.
Il dio del mare
aveva quella notte intrapreso un lungo navigare
e ora, avvolto nel proprio sacco di pelo di capra,
volgeva i piedi laddove dove essere la testa.
Il suo capo riposava sereno in fondo al sacco.